sabato 16 giugno 2007

“Sono fatto così, non posso cambiare!”

Questa frase, è forse la più ripetuta ed ascoltata; la ripetiamo a noi stessi, la diciamo al nostro interlocutore: molto spesso, troppo. Perché è una frase limitante, ovvero impedisce il cambiamento. Viene utilizzata per giustificare alcuni nostri comportamenti, spesso erronei, quindi per difesa e per non doversi mettere in discussione. Esprime chiusura verso l’altro (“mi devi accettare così, perché sono fatto così”), paura di perdere le proprie sicurezze ed abitudini. E’ vero, che l’altro ci deve accettare per come siamo e non deve pretendere cambiamenti, ma è anche vero che se noi vogliamo possiamo cambiare il nostro carattere: non per l’altro (non sarebbe vero cambiamento) ma per noi stessi. Quindi chiediamoci cosa significa esattamente: “sono fatto così, non posso cambiare,” e soprattutto se e quanto questa convinzione è vera o meno. Il riferimento è alla nostra personalità o carattere, che comunemente vengono, impropriamente ed indifferentemente, utilizzati per identificare e giustificare “il nostro comportamento”. In realtà la personalità ha un fondamento bio-psichico ereditario, tuttavia soltanto l’ambiente in cui l’individuo cresce e vive, può condurre più o meno a maturazione il seme posto dalla natura. L’influenza dell’educazione, a cui tutti siamo sottoposti, agisce sulla nostra emotività, di cui siamo dotati per natura, orientandola in direzioni completamente differenti. Quando parliamo di “ambiente” ci riferiamo, per i primi anni di vita, alla famiglia, in cui il bambino elabora le sue prime e fondamentali esperienze. Un ambiente familiare negativo, traumatizzante, sono le cause dei principali problemi di personalità anche in età adulta. E’ studiato che la carenza della presenza materna, soprattutto nei primi tre anni di vita, provoca danni irreparabili al bambino, nel risvegliare gli interessi e nello sviluppare il linguaggio. In seguito entra in gioco la figura paterna, che simboleggia la sicurezza e la giustizia, e che viene trasmessa attraverso l’esempio, e con un atteggiamento autorevole e non autoritario. L’atteggiamento autorevole è positivo e pone le basi per una buona crescita, il comportamento autoritario è negativo e crea immensi danni. All’influenza della famiglia si aggiunge l’influenza della scuola, della chiesa, degli amici, degli hobbies, dello sport, delle letture, dei mezzi di comunicazione (tv, radio, internet, giornali, teatro) e di ogni attività ludica e sociale. E’ dimostrato che per quanto forte è la pressione ambientale, essa modifica solo in parte il comportamento umano. Le basi psichiche sono ereditarie, l’ambiente può soltanto favorire o meno lo sviluppo o inibirlo. Ciò significa che un soggetto “deficitario” per natura, anche se in un contesto ambientale ottimo, non otterrà gli stessi risultati di un soggetto “normale”; sicuramente l’ambiente positivo, rispetto ad un ambiente negativo, eviterà peggioramenti e soprattutto permetterà di sviluppare al massimo la dotazione naturale. Allo stesso modo un soggetto “eccezionalmente” dotato per natura, riuscirà ad emergere, anche se a fatica, in un contesto ambientale negativo. Quindi l’educazione può e deve essere tesa ad attivare, stimolare e sviluppare le buone predisposizioni di base e arginare le tendenze negative. L’esempio è fondamentale ed è l’unico metodo di insegnamento valido. Le parole da sole non bastano soprattutto se per istigare comportamenti positivi, anzi se non supportate dall’esempio o se c’è contrasto (tra esempio e parole), creano confusione e disagio nel discente: dando risultati negativi e differenti da quelli voluti. Se l’ereditarietà e l’ambiente rappresentano fattori oggettivi (e li paragoniamo al latte e alla frutta, messi in un frullatore- noi siamo il frullatore), noi siamo il fattore soggettivo. Il frappè che esce dalla frullata è il nostro carattere. Pertanto il nostro carattere dipende da noi, quindi lo possiamo modificare: se solo lo vogliamo. Il carattere è il risultato di tutto un lavoro di costruzione, che il soggetto compie su sé stesso, sulle proprie caratteristiche naturali, con l’intervento dell’educazione, sotto la forte spinta della buona o cattiva influenza dell’ambiente in cui viviamo. Esso ci permette di crearci barriere insormontabili o di creare stimoli a progredire, solo che il soggetto lo voglia.

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