sabato 16 giugno 2007

Conoscersi, guida all’approccio.

Il conoscere nuove persone non è facile per tutti, soprattutto se ci si rivolge all’altro sesso e se ci piace o ci interessa particolarmente. La sicurezza in sé, l’essere il più spontaneo e naturale possibile, è l’unico consiglio utile da suggerire. In quanto non esiste un approccio vincente, codificato, riproducibile e ad effetto sicuro. Ma esistono dei segnali, messaggi “involontari” inviati dal corpo che ci indicano se la strada della conoscenza intrapresa è da continuare o se è saggio ritirarsi e dedicare le nostre attenzioni ad altro possibile interlocutore. Impariamo, quindi a conoscere ed a prestare attenzione ai messaggi inconsci trasmessi dal corpo. Nella quotidianità del mondo reale il primo contatto consiste in un gioco di sguardi (con lo sviluppo di internet ed il diffondersi delle chat, non è l’unico tipo di approccio). E’ seducente un’occhiata rapida distogliendo lo sguardo e poi guardando ancora; seppure ambiguo dimostra interesse e attira l’altro. Se questo gioco di sguardi continua con occhiate sempre più prolungate ed intense, è sintomo di intesa e di coinvolgimento emotivo, quindi è un segnale positivo. Superato l’approccio visivo, dobbiamo passare ad una seconda fase, ovvero l’approccio verbale: - il vero problema - cosa dire? E’ sufficiente una frase qualsiasi, sul tempo se si è in un luogo aperto o sul vestito indossato o sulla musica che si ascolta o sul cibo che si sta gustando se ci si trova in un ambiente chiuso. Inutile sforzarsi nell’invenzione di battute (presunte) brillanti ed innovative, che risultano spesso essere banali ed ottenere l’effetto contrario rispetto a quello desiderato. Perché l’altro, avendo risposto al nostro sguardo, vedendoci avvicinare e/o rivolgergli la parola, è cosciente che il nostro è un approccio per iniziare la conoscenza. Dalla risposta avuta capiremo se l’altro è interessato. Risposte secche, scocciate, sibilline, dure chiudono il discorso (non è interessato), al contrario risposte articolate, sono il segnale che sta al “gioco” e se nella sua risposta pone delle domande è un chiaro invito a continuare il dialogo. Fondamentale durante il dialogo è il guardarsi negli occhi: uno sguardo presente e prolungato, è segnale di sfida o di desiderio e comunque di spiccato interesse. La conversazione ora può proseguire in scioltezza e diventare più personale: raccontare “solo” qualcosa di se stessi e poi lasciare spazio all’altro, ascoltarne i tempi ed incoraggiarne le risposte – è manifestazione di volersi presentare ma di non voler monopolizzare l’attenzione, di non essere invadente e contemporaneamente provare vero interesse e rispetto per l’altro. Il monopolizzare il discorso su di sé, è uno degli errori più comuni. E’ giusto sottolineare e ricordare che la conversazione è un dialogo a due o più persone e non un monologo auto-celebrativo! Quando il dialogo ha assunto un tono amichevole, scorrevole e la piacevolezza è comune, esprimere un complimento semplice e non esagerato, è sempre gradito e fa chiaramente capire all’altro che l’interesse va oltre la conversazione del momento (ma è rivolto alla persona). Utilizziamo tematiche leggere e divertenti; ridere insieme allenta la tensione del primo incontro e crea un legame, seppure molto fragile. Altri segnali da osservare, per capire se c’è affinità è vedere se entrambi adottiamo spontaneamente la reciproca postura o se compiamo lo stesso movimento o gesto “inconsciamente” e simultaneamente. Fatto ciò dobbiamo passare alla terza e conclusiva fase dell’approccio: il primo contatto fisico. E’ necessario toccarlo/sfiorarlo in una zona neutra come il braccio o la mano, provocato con un gesto delicato e quasi involontario. Se istintivamente l’altro si ritrae, ci sta comunicando che la conoscenza, per quanto piacevole come dialogo, finisce lì. Nel caso non si ritrae o è l’altro che cerca o ricambia il contatto “fortuito e delicato” , l’approccio, non solo, è andato a buon fine ma ci sta incentivando ad andare oltre. Siamo, così, entrati nello spazio intimo dell’altro, pertanto dobbiamo essere consapevoli di essere dei “privilegiati”, in quanto non a tutti è consentito. A noi è stato permesso. Ora è sufficiente continuare con molto tatto essendo semplicemente se stessi. Pensiamo che stiamo entrando in contatto con un “mondo” nuovo, che non conosciamo. Per quanta esperienza abbiamo, ora non serve; è una persona diversa ed unica seppur simile a tante altre. Rispettiamola ed apriamoci a lei, avremo così arricchito la nostra e la sua vita di nuova energia, che influisce positivamente sulla autostima e quindi sul benessere di entrambi.

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